Le testimonianze aziendali hanno mostrato come l'inclusione possa diventare parte integrante delle strategie di sostenibilità e di creazione di valore condiviso. Francesco Benvenuto ha raccontato l'esperienza di Cisco Italia, che negli anni ha sviluppato programmi di formazione tecnologica all'interno di diversi istituti penitenziari italiani. Tra questi, la prima Cisco Networking Academy al mondo realizzata in carcere, presso la Casa di Reclusione di Bollate, che permette alle persone detenute di conseguire certificazioni riconosciute a livello internazionale e acquisire competenze altamente richieste dal mercato del lavoro. Il progetto coinvolge oggi diversi istituti penitenziari e rappresenta un esempio concreto di come la formazione tecnica possa trasformarsi in occupabilità e inclusione sociale.
Federica Cameli ha illustrato l'impegno di Intesa Sanpaolo per il Sociale, che considera l'inclusione delle persone detenute una componente delle proprie strategie di impatto sociale. Attraverso percorsi di orientamento, sviluppo delle competenze, formazione professionale e collaborazioni con organizzazioni del Terzo Settore, la banca sostiene iniziative volte a trasformare il tempo della pena in un'opportunità concreta di coesione sociale, autonomia e reinserimento lavorativo. Tra le esperienze presentate figurano progetti di formazione, attività di accompagnamento all'occupabilità e iniziative di economia circolare che coinvolgono direttamente persone detenute nella rigenerazione di dispositivi e materiali destinati a una seconda vita.
Altro esempio significativo di collaborazione tra impresa e sistema penitenziario è Fare Impresa in Dozza, presentato da Myriam Finocchiaro di Granarolo. Il progetto ha dato vita a un vero e proprio caseificio all'interno della Casa Circondariale della Dozza di Bologna, dove le persone detenute vengono formate e coinvolte nella produzione della Caciotta della Dozza, commercializzata sul mercato attraverso la filiera del gruppo. Un'iniziativa che dimostra come il lavoro possa generare competenze professionali, autonomia economica e opportunità concrete di reinserimento, creando al contempo valore per l'impresa e per il territorio.
L'intervento di Andrea Rangone, fondatore di Digital360 e advisor scientifico di Atacama, ha invece evidenziato il ruolo dell'innovazione nell'affrontare sfide sociali complesse. Attraverso l'esperienza di Atacama, è emersa l'importanza di costruire ecosistemi collaborativi in cui imprese, istituzioni e organizzazioni sociali lavorano insieme per trasformare fragilità e discontinuità in opportunità di sviluppo, inclusione e creazione di impatto. Una visione che richiama la necessità di superare logiche frammentate per affrontare il reinserimento lavorativo come una responsabilità condivisa.
Silvia Polleri ha raccontato l'esperienza di InGalera, il primo ristorante aperto al pubblico all'interno della Casa di Reclusione di Bollate. Un progetto che negli anni è diventato un punto di riferimento a livello nazionale, dimostrando come qualità del servizio, sostenibilità economica e impatto sociale possano procedere insieme. Attraverso percorsi professionali nella ristorazione, le persone detenute acquisiscono competenze tecniche e relazionali, si confrontano con un contesto lavorativo reale e costruiscono le basi per il proprio futuro professionale. Un'esperienza che contribuisce anche a modificare lo sguardo della società sul carcere, creando occasioni concrete di incontro tra il "dentro" e il "fuori".
Un approccio complementare è stato illustrato da Caterina Micolano della Cooperativa Sociale Alice, attraverso il progetto Ethicarei, che promuove percorsi di inclusione lavorativa e imprenditorialità sociale fondati sulla valorizzazione delle competenze e del potenziale delle persone. Un modello che dimostra come l'impatto sociale possa nascere dalla capacità di creare lavoro di qualità, autonomia e opportunità durature, trasformando situazioni di fragilità in percorsi di crescita personale e professionale.