LA LETTERA 20 ottobre 2026

La dimensione del dono: una caratteristica dei veri leader

Suor Anna Monia Alfieri riflette sul valore del dono come espressione di gratuità, gratitudine e riconoscimento della dignità umana. Un invito a riscoprire una leadership capace di valorizzare le persone, affrontare con coraggio le difficoltà e promuovere il cambiamento. Nelle realtà educative, religiose e non profit, ma anche per le realtà profit, la formazione e lo sviluppo di competenze gestionali diventano strumenti fondamentali per custodire i valori, sostenere le persone e garantire continuità e futuro alle organizzazioni.

La lettera di suor Anna Monia agli Alumni ALTIS

La dimensione del dono è importante, oserei dire essenziale per la vita di ciascuno di noi. Donarsi agli altri significa uscire da sé stessi, uscire dalla dimensione asfittica delle nostre esistenze, dei nostri appartamenti, per andare incontro alle esigenze degli altri, di chi vive accanto o lontano da noi. Donarsi significa impegnarsi per qualcuno o per qualcosa, svolgere il proprio lavoro con coscienza e responsabilità – non dimentichiamo che con il proprio lavoro l’uomo collabora all’opera creatrice di Dio – oppure, più semplicemente, intercettare un bisogno, segnalarlo e lasciare che altri intervengano a sanarlo.

 

La vita del resto è un dono: un dono che abbiamo ricevuto da Dio, attraverso i nostri genitori, e che doniamo agli altri. Potremmo dire che la vita è un dono sia in forma attiva che in forma passiva. Donarsi significa andare oltre, non soffermarsi davanti alle difficoltà, volare alto, non lasciarsi avvilire dalle incomprensioni, dai limiti che tutti noi, in quanto creature finite ma destinate all’infinito, inevitabilmente abbiamo. Donarsi significa non far diventare i limiti, propri o altrui, una zavorra che impedisce qualsiasi azione. Eppure, eppure sappiamo che non è facile, soprattutto perché a volte, anzi quasi sempre, la dinamica del dono e della gratuità portano come contropartita un pericolo del tutto pernicioso che è quello del dare tutto per scontato, tutto come dovuto: è giusto che quella persona faccia questo, è suo dovere. Ma, mi chiedo, quante persone non fanno il proprio dovere? La logica della gratuità deve pertanto portare con sé quella della gratitudine che discende dal riconoscimento del valore dell’altro.

 

Amico, confratello, collega, non è scontato quello che tu hai fatto, quello che tu fai da anni e io per questo ti ringrazio, in quanto ti riconosco come persona, dotata di una dignità che va preservata e tutelata. Siamo persone, siamo creature, pensiamo che l’amore ricevuto vada donato, pensiamo che i talenti ricevuti vadano trafficati ma siamo persone, abbiamo la nostra dignità che ci deve essere riconosciuta. Riconoscere la dignità significa stimare, apprezzare, saper considerare l’altro per il bene compiuto, ritenerlo dotata di una intelligenza tale da comprendere anche eventuali osservazioni sul proprio operato. Valorizzare la dignità di una persona significa considerarla globalmente.

 

Nella vita consacrata, come nelle realtà non profit, cosa succede spesso, non sempre, ovviamente? Da una parte si punta tutto sulla gratuità, ossia sul fatto che la persona vive il proprio compito, chiamiamolo così, con un forte coinvolgimento emotivo di fondo: la vocazione per la vita consacrata, la volontà di agire per il bene dell’altro nelle realtà non profit. Dall’altra parte, però, si è anche un pochino benpensanti, forse un pochino perbenisti: si dà per scontato l’agire del singolo ma non lo si ammonisce quando lo si dovrebbe fare. Così parole bellissime come fraternità diventano il tappeto sotto il quale si celano una serie di situazioni che, se non vengono adeguatamente affrontate, rischiano di compromettere l’intera opera, con tutto il patrimonio di valori, di ide, di azioni, di cultura che sta dietro la vita consacrata o una realtà non profit. Pensiamo a quante realtà hanno cessato la loro attività nei diversi settori dell’apostolato non perché mancassero mezzi o risorse ma a motivo della incapacità di chi vi era dentro di custodire le persone che vi lavoravano, per la mancata volontà di risolvere le questioni trovando solo delle vie di fuga, di volta in volta. Solo che, così facendo, subentra nei singoli il disincanto, l’amarezza, la disillusione che mina interiormente le persone e le fa ricredere delle scelte compiute.

 

Quanti abbandoni della vita consacrata dipendono da questa mancata valorizzazione della persona? Quante persone seriamente impegnate nelle realtà non profit hanno preferito cambiare lavoro perché insoddisfatti o logorati dalla percezione di un trattamento ingiusto? Del resto, visto che parliamo di vita consacrata o di realtà non profit spesso gestite da Congregazioni religiose, qual è il modello che ci viene offerto da Gesù, il Maestro? Il modello, mi si passi il termine, è quello del vero capo: l’imperativo, non a caso, è il modo verbale che guida i momenti più significativi del suo rapporto con i Dodici:

 

venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini, quando li chiama

venite in disparte e riposatevi un poco, quando li vede stanchi

vattene da me, Satana, quando rimprovera Pietro, il primo dei suoi

donna ecco tuo figlio…figlio, ecco tua madre, quando muore e affida il discepolo amato, quindi l’intera umanità, alla propria madre

andate, dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli, quando, risorto, appare ai suoi discepoli, esortandoli alla missione tra i popoli.

 

Ecco vero leader è colui che sa porre al primo posto la persona, la valorizza, la riconosce, anche nell’ammonizione, e sa prendersene cura nei momenti di stanchezza. Io credo fermamente che nelle nostre realtà ci sia un grande bisogno di avere persone che sappiano guardare in faccia alla realtà, sappiano essere persone coraggiose in grado di affrontare le diverse questioni prima che divengano la causa della cancellazione di un patrimonio di valori, sappiano essere persone capaci di valorizzare interamente le persone, condannando gli eventuali errori ma salvando le persone e le loro storie di vita, sappiano essere punti di riferimento credibili e capaci di dare speranza alle persone verso le quali esercitano una responsabilità.

 

Probabilmente il riscatto della vita consacrata, così come il rilancio di un’attività non profit, passano proprio da questa valorizzazione delle persone da parte di chi esercita una responsabilità che nelle nostre realtà (anche se è auspicabile avvenga in tutte) è esercitata con l’autorevolezza di chi sta in mezzo a voi come colui che serve e in questo servizio afferma un primato, indiscusso ed indiscutibile.

 

Come si può comprendere, si tratta di una proposta molto ricca che guarda alla realtà di un mondo che cambia e che, dunque, richiede solide conoscenze, perché sia offerta alle famiglie e agli studenti una proposta formativa strutturata, sostenibile e, pertanto, credibile.

 

Inutile nasconderlo: la gestione delle nostre realtà richiede a chi vi è coinvolto, nel rispetto e nella diversità dei ruoli, conoscenze e competenze che in un passato, anche recente, non erano richieste. Non ci sono alternative: o si entra in una mentalità quale quella che i corsi ALTIS propongono oppure i carismi educativi che costituiscono il fondamento del nostro impegno quotidiano sono destinati a perdersi, non per la debolezza del carisma che, ricordiamolo, è dono di Dio, ma per la nostra mancata volontà di affrontare il cambiamento. Per cambiamento non si intende stravolgere le nostre offerte formative o rinnegare i nostri valori, tutt’altro: per cambiamento si intende far sì che i nostri valori e le nostre offerte formative siano rese proponibili nel tempo attraverso un solido impianto gestionale, tramite la formazione di chi vi è coinvolto. È sempre il singolo a fare la differenza, con equilibrio, prudenza e coraggio.

 

Vogliate crederlo: nutro profondissima stima per l’impegno che ciascuno di voi profonde ogni giorno all’interno delle proprie realtà, è un impegno spesso eroico. Questo impegno deve essere sostenuto dalla conoscenza, dallo studio, dalla certezza che nessuno è una monade, nessuno è solo ma esiste una rete che vuole dare supporto al vostro e nostro lavoro quotidiano.

 

Un carissimo saluto a tutti voi,

 

suor Anna Monia