APPROFONDIMENTI 24 settembre 2026

Intelligenza Artificiale e Terzo Settore: innovare senza perdere l'umano

Di Mattia Dell'Era, direttore generale di Fondazione Filopea ETS, autore
della prima policy per l’AI generativa nel Terzo Settore, sviluppata durante la sua esperienza
in Fondazione Dynamo Camp ETS. L'obiettivo non è limitare l'innovazione, ma governarla.

AI nel Terzo Settore, intervento di Mattia Dell'era

L'intelligenza artificiale è entrata rapidamente nelle nostre organizzazioni. Anche nel Terzo Settore. Ma la domanda più importante oggi non è se utilizzarla oppure no. È come farlo senza compromettere ciò che rende uniche le organizzazioni che operano per il bene comune.

 

La nostra esperienza in Dynamo Camp è nata in modo molto semplice. Quando abbiamo iniziato a sperimentare strumenti di AI generativa, nel 2023, non lo abbiamo fatto per inseguire una moda tecnologica o per rispondere a una priorità strategica. Lo abbiamo fatto perché, come accade in molte organizzazioni non profit, ci trovavamo di fronte a problemi concreti: poco tempo, crescente complessità e un carico di lavoro sempre più elevato.

 

Un esempio concreto è stato nel corporate fundraising. Abbiamo testato e-mail a freddo verso aziende con dimensioni, settore e fatturato simili tra loro, proponendo approcci diversi. In base alle risposte abbiamo affinato il messaggio, fino ad arrivare a e-mail capaci di generare più risposte, più incontri e, alla fine, un sostegno vero.

 

Inizialmente l'intelligenza artificiale è stata una curiosità, uno strumento da testare. Ben presto, però, è diventato evidente che poteva aiutarci a velocizzare attività operative, migliorare alcuni processi e generare nuove idee. Il vero punto di svolta è arrivato quando ci siamo resi conto che il suo impatto andava oltre l'efficienza: stava modificando il modo in cui prendevamo decisioni, comunicavamo e lavoravamo insieme. A quel punto la questione non era più tecnologica. Era culturale e organizzativa.

 

Oggi guido Fondazione Filopea ETS, la piattaforma nazionale che connette le organizzazioni del Terzo Settore con volontari, professionisti e sostenitori. Il percorso fatto in Dynamo è stato per me una scuola. Mi ha insegnato che l’intelligenza artificiale, in un contesto come il nostro, non è mai solo una questione di strumenti. È una questione di fiducia, quella delle persone che serviamo e di chi lavora ogni giorno per costruirla.

 

L'innovazione non è mai neutra

 

Nel Terzo Settore ogni innovazione entra in contatto con persone, relazioni, comunità e dati sensibili. Per questo motivo non può essere considerata neutrale.

Ignorare l'intelligenza artificiale significherebbe rinunciare a un'opportunità importante. Utilizzarla senza regole, però, sarebbe altrettanto rischioso. Il pericolo è confondere la velocità con la qualità delle decisioni, delegando implicitamente a uno strumento responsabilità che devono restare umane.

Da questa consapevolezza è nata la scelta di sviluppare una policy per l'utilizzo dell'AI generativa. Non come un esercizio burocratico, ma come un atto di responsabilità verso le persone che lavorano nell'organizzazione e verso le comunità a cui ci rivolgiamo. Una policy di questo tipo non rappresenta un insieme di procedure da rispettare passivamente, ma una cornice valoriale e organizzativa che aiuta a orientare le scelte in un territorio ancora in gran parte inesplorato.

 

La prima policy per l'AI generativa nel Terzo Settore

 

La policy sviluppata in Dynamo Camp si basa su alcuni principi essenziali. Il primo è che l'intelligenza artificiale deve supportare il lavoro umano, non sostituirlo. Le decisioni restano sempre nelle mani delle persone. Il secondo è la responsabilità. Qualunque contenuto, documento o output prodotto con il supporto dell'AI rimane sotto la responsabilità di chi lo utilizza. Il terzo è la trasparenza. Quando l'intelligenza artificiale viene impiegata nei processi organizzativi, questo utilizzo deve essere dichiarato e compreso. Infine, la tutela dei dati e delle informazioni sensibili costituisce un principio imprescindibile per qualsiasi organizzazione che opera a stretto contatto con persone e comunità.

L'obiettivo non è limitare l'innovazione, ma governarla. Per questo la policy è stata introdotta progressivamente, partendo da ambiti come comunicazione, raccolta fondi e amministrazione, per poi estendersi ad altre aree organizzative.

 

Le competenze prima degli strumenti

 

Una delle lezioni più importanti emerse in questo percorso è che le competenze vengono prima della tecnologia. Il pensiero critico, la capacità di interpretare il contesto, la responsabilità delle decisioni restano compiti umani, e l’AI li rende ancora più necessari, non meno. Per questo l’intelligenza artificiale amplifica quello che un’organizzazione già è. Amplifica il valore, se c’è competenza. Amplifica le fragilità, se manca.

 

Una sfida di governance, prima ancora che tecnologica

 

Oggi molte organizzazioni del Terzo Settore si stanno interrogando su come integrare l'intelligenza artificiale nelle proprie attività. L'errore sarebbe considerare questa una questione esclusivamente tecnica. La vera sfida riguarda la governance, la cultura organizzativa e la capacità di mantenere al centro la missione dell'ente.

L'innovazione ha senso solo se valorizza il lavoro umano e rafforza la capacità di generare impatto sociale. Per questo le organizzazioni non profit sono chiamate a costruire regole, competenze e consapevolezza prima ancora di adottare nuovi strumenti. L'intelligenza artificiale può essere un potente alleato. Ma solo se rimane esattamente questo: uno strumento al servizio delle persone, e non il contrario.

 

Se la vostra organizzazione sta iniziando a interrogarsi sull’AI generativa, il consiglio che do sempre è di partire da poche domande semplici, prima di scegliere gli strumenti:

  • Chi resta responsabile delle decisioni, quando l’AI entra nel processo?
  • Chi, dentro l’organizzazione, sa dichiarare con chiarezza dove e come viene usata?
  • Quali dati delle persone e delle comunità che serviamo non possono in nessun caso finire in uno strumento esterno?

Le risposte cambiano da organizzazione a organizzazione, ma farsi queste domande prima, e non dopo, è già un atto di responsabilità.